In Italia la disputa sullo spostamento dell’affresco: “Perché il simbolo della fertilità è tra tremila tombe?”

Affresco con titolo Madonna del Parto raffigura Santa Maria incinta ed è considerato uno dei massimi capolavori del Rinascimento. Completato intorno al 1460, l’affresco fu dipinto dal Della Francesca per ornare la parete dietro l’altare della Chiesa di Santa Maria di Momentana a Monterchi, piccolo paese collinare della provincia toscana di Arezzo.



L’affresco del maestro rinascimentale italiano Piero della Francesca è l’opera più famosa raffigurante la Vergine Maria in gravidanza. La Madonna era generalmente rappresentata in piedi, sola, spesso con un libro chiuso sullo stomaco, che è un’allusione alla parola incarnata. Le opere erano associate alle devozioni delle donne incinte che pregavano per un parto sicuro. Foto: Wikipedia

Piero della Francesca dipinse l’affresco in onore della madre, Romani di Pierino, nata a Monterchi.

Il muro e l’affresco sopravvissero a un disastroso incendio nel 1785, ma in seguito l’opera d’arte fu rimossa dal muro ed esposta nella chiesa appena eretta: dopo il restauro l’edificio era molto più piccolo per essere collocato nel cimitero del villaggio.


Piero della Francesca completò l'affresco di questa chiesa in sette giorni, utilizzando colori di prim'ordine, tra cui una buona parte di blu oltremare ottenuto da lapislazzuli importati dall'Afghanistan dalla Repubblica di Venezia.  Foto: Wikipedia
Piero della Francesca completò l’affresco di questa chiesa in sette giorni, utilizzando colori di prim’ordine, tra cui una buona parte di blu oltremare ottenuto da lapislazzuli importati dall’Afghanistan dalla Repubblica di Venezia. Foto: Wikipedia

La scuola è diventata un museo
La paternità dell’affresco fu confermata dal Professione solo nel 1889. Sopravvisse ad un altro violento terremoto (nel 1917) prima di essere definitivamente restaurato e nel 1992 fu trasferito nell’edificio dell’ex scuola locale, divenuto così Museo della Madonna del Parto. Il trasferimento al museo, che ora conta 40.000 visitatori all’anno (compresi molti pellegrini che chiedono benedizioni durante la gravidanza), ha innescato una complicata controversia legale sull’ubicazione del murale. Sono coinvolti l’assemblea comunale di Monterchi, la diocesi locale, le autorità regionali e il Ministero della Cultura.

La storia ha ora voltato una nuova pagina per il fatto che il tribunale amministrativo ha deciso che l’affresco dovesse essere riportato al luogo della sua creazione.

Simbolo di nascita nel mezzo del cimitero
Sindaco di Monterchi Alfredo Romanelli altrimenti sostiene che la chiesa, che oggi sorge alla periferia del paese ed è stata nuovamente ristrutturata nel 1956, non sia più la chiesa in cui è stato realizzato l’affresco. “Mettere una voglia nel mezzo di un cimitero alla periferia della città, tra tremila tombe, non mi sembra una buona idea” ha detto al quotidiano La Stampa. “Ci è voluta davvero molta immaginazione.” Romanelli ha anche sottolineato che la chiesa non è un luogo adatto per esporre le opere d’arte, in quanto non c’è luce adeguata, e nemmeno spazio per tutti i turisti che vi si accalcherebbero.

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Dopo che l’opportunità della Chiesa è stata discussa anche in parlamento, la Romanelli è stata invitata a un incontro con il viceministro della cultura, Lucio Borgonzoni. Ha affermato di non poter capire la decisione “irragionevole” della corte e ha persino accennato che potrebbero esserci altre ragioni dietro.

Lo stabilimento accompagna il trasloco
Principale critico d’arte italiano Vittorio Sgarbi, che per il resto ha stretti legami con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha pubblicamente affermato che il verdetto è stata una buona opportunità per spostare il capolavoro rinascimentale dalla sua posizione di “ospedale indeterminato” alla sua posizione in origine. È convinto che la chiesa potrebbe essere ampliata e fare così spazio a “turismo religioso”.

Gioachino Femia

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