Veicoli immatricolati all’estero: Tribunale dell’UE c. Italia

Per il Tribunale dell’Unione Europea sono illegittime le disposizioni di legge italiane nell’ambito del presente regolamento di sicurezza, adottato nel dicembre 2018, sul divieto di circolazione di veicoli immatricolati all’estero. Ne scrive il 16 dicembre il quotidiano economico italiano Il Sole 24 Ore, dopo di che i giudici europei hanno ottenuto il parere del giudice di pace di Massa Carrara nell’ambito del ricorso di un cittadino residente permanente in Italia contro la pesante condanna inflitta perché guidava un’auto immatricolata in Slovacchia, di proprietà di una donna con residenza permanente in Slovacchia. E’ stato punito sulla base delle norme di sicurezza italiane, che hanno rafforzato l’articolo 93 del codice della strada: vieta alle persone che risiedono in Italia da più di 60 giorni di guidare veicoli immatricolati all’estero o li obbliga a reimmatricolarsi in Italia entro 180 giorni. I trasgressori rischiano una multa compresa tra 712 e 2.848 euro, oltre al sequestro del veicolo o della patente.

Il giudice di pace italiano ha ritenuto le disposizioni troppo gravose per i costi e la complessità delle procedure, nonché per la discriminazione basata sulla cittadinanza e per una possibile limitazione di alcuni diritti dei cittadini dell’UE derivanti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea Unione. Qui hanno ragione i giudici europei con il collega italiano, ritenendo che il caso del cittadino di Massa Carrara punito rientri nel flusso di capitali tutelato dall’articolo 63 del Trattato, che vieta le restrizioni ai flussi di capitali tra Stati membri. Inoltre, le disposizioni italiane che prevedono l’obbligo di reimmatricolazione dei veicoli impongono di fatto una tassa ai cittadini per l’uso transfrontaliero di autoveicoli immatricolati all’estero, ma lo stesso non è previsto per i veicoli immatricolati in Italia.

Secondo l’avvocato Mitja Primosig, la sentenza del tribunale Ue non cambierà il diritto italiano, almeno per ora, ma è un passo nella giusta direzione. argomento che i condannati potranno impugnare, e di questo dovranno tener conto i giudici italiani. Primosig pensa che questo alla fine incoraggerà la politica italiana a cambiare la legge, ma è difficile prevedere quando ciò accadrà.

Altro in Primorske dnevnik domani (martedì).

Gioachino Femia

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